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By: asd | Date: May 16 2011 12:20 | Format: None | Expires: never | Size: 11.52 KB | Hits: 547

  1. Nome: Uther
  2. Cognome: Thrangalor
  3. Età: 27
  4. Altezza: 1.87
  5. Peso: 78kg
  6. Pelle: caucasica
  7. Occhi: verdi
  8. Capelli: mori
  9.  
  10. Descrizione fisica:
  11. Uther è un uomo alto e ben piantato. Gli anni di allenamento nelle armi gli hanno conferito una corporatura massiccia e robusta, mentre il suo amore per la lettura e per la riflessione in generale hanno dato al suo sguardo una luce particolare, insieme affascinante e schiva.
  12. Ha lunghi capelli neri che gli scendono fino alle spalle, che quasi nascondono i suoi occhi verdi.
  13.  
  14. Biografia
  15. Uther Thrangalor nacque in una famiglia appartente alla nobiltà decaduta di un paese nell'entroterra di Faerun. I suoi genitori erano brave persone, forse solo un po' all'antica e tanto autoritaria quanto oppressiva. La sua infanza è stata segnata infatti tanto da proibizioni e castighi quanto da momenti felici di armonia familiare. Non gli era permesso di girare liberamente per la campagna che circondava; essa era infatti popolata da lupi e da briganti. I suoi giorni da adolescente erano impiegati per gran parte del tempo a leggere gli antichi e prezioni libri della biblioteca paterna e ad esercitarsi nell'uso delle armi.
  16. Uther era un pozzo di conoscenze: non smetteva mai di leggere e di rileggere i libri del padre, finchè non li conobbe tutti quasi a memoria. A 17 anni decise, nonostante le resistenze dei genitori, di andare in una grande città: era infatti divorato dal desiderio di conoscere realtà estranee a quella chiusa ed asfittica del suo paese, in cui tutti disprezzano il suo amore per la lettura e la conoscenza, nonostante esso fosse accompagnato da una buona preparazione nell'arte della strategia e nell'uso delle armi.
  17. Il fuoco rifulgeva lucente del camino del salone della famiglia Thrangalor – una delle pochissime stanze della villa ad essere ancora usata e pulita.
  18. “Madre, padre”, disse Uther, “ho deciso di andarmene di casa. Voglio camminare per la campagna, voglio vedere una grande città, voglio capire se l'aria della città rende liberi. Chiedo la vostra benedizione”, inchinandosi e distogliendo lo sguardo.
  19. La madre, pallida e malaticcia, scoppiò a piangere. Il padre scattò in piedi dal seggio in cui era seduto. “Figlio, non ti è permesso. Tua madre è malata e non puoi dargli questo dolore. Nelle grandi città non vi è nulla che ti serva. Il tuo futuro consisterà nel mandare avanti le attività di famiglia”.
  20. Uther, scosso, non riuscì a rispondere al padre. Uscì dalla stanza e si diresse verso il proprio letto.
  21. Quella notte stessa, fuggì dal paese, pieno di rimorsi e di sensi di colpa. Il rapporto con il padre era sempre stato conflittuale; Uther era convinto – e lo sarebbe sempre stato – che mai il padre lo avrebbe perdonato per la sua fuga.
  22. Attraversò di notte la campagna, dormendo all'addiaccio. Dopo una notte senza brutte sorprese, alle prime luci dell'alba si incamminò, e si unì a un gruppo di viandanti che si dirigeva ad una vicina città.
  23. Entrare a contatto con il mondo cittadino fu per Uther sorprendente. Fu assordato dal vociare dei mercanti, soffocato dalla fiumana delle persone che correvano, abbagliato dal riflesso del sole sulle innumerevole mercanzie in vendita nei mercati. Questo era per lui delizioso. Passò tre anni in quella città, svolgendo insieme lavori di fatica e lavori di educazioni ed insegnamento. In quei tre anni recuperò tutto il tempo perso nel suo piccolo paese: quando non lavorava, girava per la città semplicemente parlando con ogni persona che incontrava, discutendoci tanto di inezie quanto di questioni importanti, politiche, religiose.
  24. Durante il suo ventesimo anno, la città fu funestata da un terribile evento: una disastrosa carestia, causata da un rigido inverno, ridusse la città alla fame; la cattiva alimentazione causò anche l'insorgere di un'epidemia di peste. Uther si ammalò, e venne messo in quarantena in un tempio.
  25. Lì venne a contatto con l'ambiente ecclesiastico del posto; parlava e discuteva continuamente con i sacerdoti del tempio, che erano sospettosi verso di lui a causa delle sue inconsuete idee del mondo e della religione.
  26. Per un anno rimase nel tempio, isolato dal mondo, finchè la sua malattia si aggravò, e passò tre giorni in uno stato di totale incoscienza.
  27. Il quarto giornò aprì gli occhi, e vide la luce che filtrava dalle finestre del tempio, quasi turbando l'aria immobile e pesante di malattia e solenne di misticismo. Si sentiva bene; anzi, si sentiva meglio di come fosse mai stato. Si sentiva come se avesse trovato la risposta a tutti i suoi interrogativi, si sentiva finalmente contento, soddisfatto di sé, come quando il sole fa risplendere le piante umide di pioggia. Non aveva più dubbi sul suo pensiero. Era stato l'Uomo. Sì, era stato l'Uomo a creare il mondo, dando nome, funzione, significato, sentimento a tutto quello che lo circondava. E gli Dei... gli Dei altro non erano che fili d'erba da colmare di umana rugiada. Non per questo erano inutili: anzi, senza di loro il mondo non esisterebbe, sarebbe solo ira, accidia, uccisioni, incesti, cannibalismo. Forte di queste sue convinzioni, si alzò dal suo letto, discusse con i sacerdoti, che presero atto delle sue convinzioni e acconsentirono a rilasciarlo.
  28. “Che cosa vivo a fare?”, si chiese Uther. Ma la risposta immediatamente giunse nel suo cervello, prima ancora che finisse di porsi la domanda. “Devo fare il bene. Devo far sì che il divino risplnda dovunque, e per far questo devo fare in modo che la gente si avvicini, interagisca, venga a contatto, si ami, agisca civilmente”. Vocazione... è un termine vago. Per ogni persona arriva in modo diverso. Fu in questo modo, con questa immediata risposta che la vocazione giunse a Uther. Decise di diventare un Paladino e divenne devoto a Heironeus.
  29. Passò sei anni di apprendistato, di fatica e di sudore, e a 27 anni era un Paladino.
  30.  
  31. Concezione religiosa
  32. Le letture e gli studi di Uther gli hanno permesso di acquistare un'aperta, ampia visione del mondo; è cresciuto interiorizzando e mescolando ciò che ha studiato e le esperienze attraverso cui è passato.
  33. Uther ha quindi acquistato una concezione piuttosto atipica, per essere un Paladino, della religione.
  34. Per lui, il vero senso del divino può essere rintracciato nelle persone: nel loro mescolarsi, nel loro parlare, nel loro creare tradizioni, nel loro unirsi per poi allontanarsi, nel loro amarsi per poi odiarsi; in sostanza, nel loro interagire l'uno con l'altro, nel modo civile e tollerante necessario per far funzionare il mondo.
  35. E' stato l'Uomo, secondo Uther, a creare ogni cosa. Come ha fatto? Semplicemente dando senso e significato a tutto: da una parte alla grezza materia che lo circonda, dall'altra alle sensazioni che prova e che suscita.
  36. Per Uther, quindi, tutto è divino, in un senso quasi animista; non però perchè sia stato un Dio a creare tutto, ma proprio perchè è stato l'Uomo a plasmare ogni cosa, mediante l'attribuzione di senso. Una bellissima foresta luminosa, pervasa dal profumo dei fiori e degli alberi, vivace del colore del sole tra le foglie... sarebbe davvero bellissima, sarebbe - addirittura - una foresta, se non fosse che l'Uomo la ritiene tale? Secondo Uther, no, non lo sarebbe. Sarebbe solo un nudo spazio pieno di alberi, muti ed impassibili testimoni di un tempo che non scorre, poiché da nessuno è misurato.
  37.  
  38. Gli Dei, per Uther, sono una creazione degli uomini. Ma questo non vuol dire affatto che essi non esistano o che non abbiano “utilità”, anzi: la bellissima foresta luminosa di cui si parlava sopra esisterebbe anche se l'Uomo non esistesse – solo, essa non avrebbe significato. Così gli Dei: essi, per Uther, incarnano principi e valori, e questi principi e valori non esisterebbero se non fossero stati creati dall'uomo. Senza l'Uomo, gli Dei sarebbero quindi contenitori vuoti.
  39. Gli Dei, fari brillanti che illuminano un mare tempestoso, hanno un ruolo importantissimo nella mentalità e nella vita di Uther: veicolano valori ed idee - creati dall'Uomo, di cui l'Uomo si ciba... ma di cui a volte si dimentica, involontariamente o volontariamente.
  40.  
  41. Uther è devoto a Heironeus, il Dio che meglio incarna i suoi principi: il mondo è colmo di insidie e di persone che praticano il male, ed è preciso compito di un Paladino sconfiggerle, proteggere i deboli e agire in modo onorevole.
  42.  
  43. Carattere
  44. La concezione religiosa di Uther è la chiave per capire la sua psicologia.
  45. Uther lotta contro coloro che volontariamente si dimenticano dei principi di virtù ispirati dagli Dei del bene, e si batte contro coloro che rifiutano di dialogare, spinti solo dal desiderio di fare il male, poiché da coloro che si rifiutano di interagire non può nascere la scintilla del divino che per Uther è ciò che ha creato e mantiene in vita il mondo.
  46. Prova odio verso coloro che mentono sapendo di mentire, che vengono meno ai loro doveri, che provano piacere nel fare il male; detesta chi scientemente si veste di virtù al fine di perpetrare azioni malvagie indisturbato – costoro, infatti, rendono vani tutti i tentativi, consci ed inconsci, delle persone buone di garantirsi la sopravvivenza reciproca in una società giusta e libera.
  47. Spinto dal desiderio di raddrizzare i torti, di proteggere i deboli, di sconfiggere il male, Uther vaga per il mondo in cerca di avventure. Prima di arrivare allo scontro fisico, per Uther è importantissimo provare a parlare, a dialogare, a risolvere le questioni in modo civile e rispettoso dell'altrui dignità. Infatti, si sente sconfortato quando è costretto a battersi con creature o con persone che non ammettono il minimo dialogo.
  48.  
  49. Background breve
  50. Uther Thrangalor trascorre la sua infanzia nell'ambiente asfittico e chiuso di un piccolo paese, passando il suo tempo a studiare i libri del padre e a esercitarsi nell'uso delle armi. All'età di 17 anni fugge dalla casa paterna e realizza il suo sogno di vedere una grande città.
  51. Entra in questo periodo in una fase di profonda riflessione spirituale, iniziando a formulare dentro di sé una propria visione religiosa che vede il senso del divino nell'interazione tra le persone, e gli Dei come contenitori di valori creati dagli uomini.
  52. In seguito a un'epidemia di peste viene messo in quarantena in un tempio, e dopo un anno (a 21 anni) guarisce. Una volta guarito, riesce a trovare un equilibrio interiore, e trova dentro di sé la risposta a molte domande, soprattutto relative alla religione; riesce a conciliare la propria concezione religiosa con la fede in un Dio – Heironeus, Dio del valore.
  53. Avverte la vocazione, e decide di diventare un Paladino. Il suo apprendistato durerà 6 anni.
  54.  
  55. Comportamenti particolari causati dal background
  56. Uther ha impiegato anni ed anni di studio e riflessione per sviluppare una sua idea di religione; solo dopo l'anno passato in quarantena è riuscito a trovare un equilibrio dentro di sé e a formulare compiutamente questa sua visione religiosa. Essa potrebbe non essere quindi totalmente stabile: la fede che Uther ha in Heironeus ed in generale negli Dei dipende dalla sua concezione religiosa; se questa venisse meno, per qualsiasi motivo, Uther dovrebbe affrontare una profonda e pericolosa crisi mistica.
  57.  
  58. L'infanzia e l'adolescenza passata sui libri e la sua concezione del divino fanno sì che Uther preferisca sempre cercare di risolvere le questioni a parole, in modo civile, piuttosto che con l'uso delle armi.
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  60. Dopo essersi trasferito nella grande città, Uther diventa un gran chiacchierone, sempre contento di parlare con tutti – a volte anche troppo: molte persone lo accusano infatti di essere logorroico.
  61.  
  62. Il rapporto irrisolto col padre, e soprattutto la propria fuga senza la sua benedizione, pesano sempre gravemente sulle spalle del Paladino; è quindi molto sensibile a qualsiasi tipo di questione che coinvolga figure paterne.